C’è in questi racconti un valore letterario intrinseco
C’è in questi racconti un valore letterario intrinseco che il professor Bonifazi,
nella prefazione, ha giustamente rilevato con l’autorevolezza critica
a lui unanimemente riconosciuta: “… una esplosiva carica di immediatezza
stilistica, variamente adattata alle diverse storie […] una forma,
certo non meditata, ma letterariamente spontanea, del genere narrativo
realistico, o verismo che sia, e a volte addirittura genere documentaristico”.
Ma questa raccolta, ai nostri occhi, possiede anche un valore aggiunto;
in quanto si colloca nel filone di quella “Letteratura d’Appennino” che
da qualche tempo stiamo cercando: quella già scritta, a cui appartengono
autori noti come Raffaele Crovi, Silvio D’Arzo, Attilio Bertolucci… e
quella ancora da scrivere, di cui entra a far parte anche una produzione
letteraria o poetica “minore”. Come questi racconti: sia quando dell’Appennino
raccontano - esplicitamente - la storia, la geografia, il paesaggio,
gli uomini; sia quando aggiungono particolari che sembrano “inutili”;
tutti hanno un’anima appenninica, fatta talvolta di montanarità, talvolta di
montanaritudine, vale a dire di orgoglio o di nostalgia per una terra che
ha una sua natura e una fisionomia ben riconoscibili e che attraversa
tutta la nostra Italia, dalle Alpi alla Sicilia.
Una sorta di fedeltà a questo sentimento dell’Appennino, e una ostinata
attitudine a raccontarlo, accompagnano da sempre la vita e la scrittura di
Armido Malvolti, facendo di lui - a pieno titolo - un narratore d’Appennino.
Clementina Santi
Presidente Associazione Scrittori Reggiani