Con questo secondo album dei suoi Péchés de Vieillesse, Roberto Vittorio Di Pietro prosegue un percorso già avviato, ma lo fa con una libertà nuova, come se il primo volume avesse definito la grammatica del suo mondo poetico e questo secondo ne esplorasse le variazioni, le deviazioni, le zone di luce e di ombra.
È una libertà che riguarda anche il suo modo di abitare la parola: non è un caso che Di Pietro – che talvolta si firma anche Momo Sabazio, alter ego ironico e un po’ sornione, espressione della sua vena più giocosa e satirica – lasci qui affiorare con maggiore evidenza il gusto per la variazione, per la piega improvvisa, per la deviazione che illumina. (...)
Cristiana Vettori