Oltre al metodo deduttivo e induttivo è stato descritto anche il metodo abduttivo. Secondo l’enciclopedia Treccani quello che caratterizza l’abduzione è il fatto che la premessa maggiore è certa, quella minore è solo probabile, quindi anche la conclusione può essere solo probabile. Secondo il filosofo statunitense Peirce, invece, vi sarebbe nell’abduzione una componente intuitiva, una specie di atto di fantasia: di fronte a determinati fatti osservati si avanza una certa ipotesi tra le molte disponibili, senza che vi sia una spiegazione logica per la quale si è scelta proprio quella. In quest’accezione il metodo abduttivo potrebbe, in un certo qual senso, corrispondere a quello che comunemente viene detto “occhio clinico”.
In questa ottica, si inscrive l’utilizzo dell’ecografia, che tramite la ricerca di un segno clinico, derivato dalla visita medica e la sua correlazione con un segno ecografico, adoperando l’ecografia clinica, “gold-directed”, cioè eseguita al letto del paziente e guidata dai dati anamnestici e dagli indizi clinici, indirizza il clinico medico verso una diagnosi di quasi certezza attraverso un ragionamento abduttivo. Proprio per questa attitudine da parte del clinico esperto, allenato a ricercare particolari ecografici dettagliati e dirimenti, ai fini diagnostici, con il tempo, si sviluppa la capacità di osservare particolari specifici, per altri insignificanti, che dal suo lavoro può trasferire nell’esperienza del quotidiano.
Da ciò deriva questa divagazione che mi sono permesso di fare su alcuni quadri, autentici capolavori del nostro rinascimento, conservati ed esposti presso il museo degli Uffizi a Firenze e nei quali ho ritrovato contenuti che sono espressione dei principi fondamentali dell’ecografia clinica che eseguo personalmente, tutti i giorni in ospedale e che ormai è divenuta uno strumento indispensabile per la diagnosi ed il trattamento per i miei pazienti.