Chi vuole proporre la figura del guerriero che ritorna vittorioso in patria e in seno alla famiglia, si affida di solito alla mitica figura dell’Ulisse omerico e alla sua impresa, modello insuperabile di ritorno avventuroso dalle imprese guerresche alle i
Chi vuole proporre la figura del guerriero che ritorna vittorioso in patria e in seno alla famiglia, si affida di solito alla mitica figura dell’Ulisse omerico e alla sua impresa, modello insuperabile di ritorno avventuroso dalle imprese guerresche alle indimenticate e fatali costumanze familiari e agli affetti domestici. Nessuno prima della nostra Ornella Cappuccini, inimitabile e originalissima nemica di ogni similitudine, aveva mai pensato di ricorrere a un modello ben diverso come quello del “guerriero di Capestrano”, un dissepolto reperto tombale del Museo archeologico di Chieti, una statua presumibilmente del sec. VI a. C., che lei stessa indica in una iniziale eponima e lunga poesia, attribuendo un ben diverso significato alla qualifica di ritornante, ossia di recuperato alla luce del giorno e di dissepolto dai campi abruzzesi ben ricoperti di ubertosi vigneti (un “giovane eroe di ritorno / da campi d’oro d’estesi vitigni”). Ma non si tratta, come potrebbe sembrare, di un giuoco messo in atto dalla scrittrice romana, ben nota per la sua a volte umoristica e sempre irrefrenabile fantasia, o addirittura, come accenna l’ultimo verso di questo stesso componimento, di una “celia”, uno scherzo, addirittura dello stesso guerriero, che sembra avere, tra l’altro, il volto coperto da una maschera (carnevalesca?..)!
Neuro Bonifazi