L’occasione che ci dà Franca Canapini con questo suo libro è quella preziosa di conoscere e riscoprire – per chi ne ha già conoscenza – una delle tante e poco note opere dello spagnolo Federico García Lorca. Del grande andaluso, considerato a ragione assieme a Pablo Neruda e Juan Ramón Jiménez, uno dei maggiori poeti in lingua spagnola della nostra contemporaneità, nel Belpaese è prevalentemente nota la produzione poetica… Rispetto alla Poesia, la produzione drammaturgica di Lorca rimane meno nota e studiata… Ancor più nell’ombra – o possiamo dire addirittura sommersa, proprio in virtù della centralità e del main focus sulla sua Poesia – risulta essere tutto quel compendio di scritti che possono essere percepiti come marginali, a latere, frutto di esperienze particolari e tangenziali che, invece, rivelano ancor meglio di altri la complessità di un talento quale Federico e la ricchezza espressiva e tematica. Sono contributi importanti per la letteratura che ci consentono oggi di meglio ricostruire anche determinati aspetti della sua vicenda personale, della sua adesione o meno a tendenze, la sensibilità, il temperamento e il suo compromesso sociale, il suo impegno prettamente civico… Franca Canapini, mossa dalla volontà d’immergersi completamente in uno di questi testi di Federico, ovvero il discorso che lui tenne nel 1931 nell’occasione dell’inaugurazione della biblioteca pubblica di Fuente Vaqueros, ha svolto con competenza non solo una traduzione di questo interessante discurso lorquiano ma anche uno studio attento, ponderato, soffermandosi a riflettere nel corso dello svolgimento della trattazione…Il testo della alocución che l’autrice ha tradotto, ripercorre con fedeltà i contenuti magmatici e accorati connaturati nella canonica passione e vitalità del Nostro. L’inaugurazione della biblioteca pubblica – luogo libero, democratico, aperto a tutti e inteso quale gratuita forma di conoscenza, erudizione e incontro – è l’occasione (l’ennesima) per farsi paladino della libertà dell’uomo.
Lorenzo Spurio