Metti... una sera al cinema

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15,00 € cad. Larghezza prodotto: 200 mm
Lunghezza prodotto: 140 mm
Altezza prodotto: 10 mm
Autore: Olivieri Alfinito PaolaOlivieri Alfinito Paola

È un buon momento per il cinema italiano. O meglio, lo era, prima che le sale chiudessero

È un buon momento per il cinema italiano. O meglio, lo era, prima che le sale chiudessero per l’epidemia. Cento film sospesi. Dalla chiusura (fine febbraio) perduti otto milioni di spettatori. Ai festival internazionali gli attori e le sceneggiature si sono fatti valere. È emerso qualche giovane scapigliato che subito dichiara, a simbolico parricidio, di avere in uggia i registi con la sciarpa (si presume quelli affermati, i mostri sacri). L’ultimo Oscar a La grande bellezza di Paolo Sorrentino risale al 2014. Tutto congiurava a che fosse un momento positivo anche per il ritorno in sala del transfuga spettatore, irretito dalla televisione, e ora stretto ai domiciliari. Questo libro di Paola Olivieri Alfinito ha trovato a suo tempo un contesto favorevole, e ne è stato ispirato, uscendo però in altra epoca, in un dopo desolato e impaurito. È un libro leggero che si legge con piacere. Prevale la curiosa allegria del cinefilo, non la pedanteria. Paola diventa l’inviata del lettore, introdotto alla conoscenza di alcuni film di maestri sparsi nel globo, delle più recenti stagioni, visti in sedi prestigiose e iniziatiche come i festival di Venezia, Cannes, Berlino. Registi famosi e registi di nicchia. Venerati maestri ed esordienti poco disposti a venerare. Asiatici europei italiani. Un cinema globale, non quello dei panettoni che viene fermato alla frontiera di Chiasso e rispedito al mittente. Breve ma intensa rassegna dello spettacolo contemporaneo, da quei luoghi dove i film vengono testati nello ius primae noctis della visione festivaliera, per vedere l’effetto che fanno, prima del viaggio destinato alle sale (in verità sosta sempre più ridotta, e ora rinviata sine die). Il tratto peculiare è l’agilità e freschezza del resoconto, in cui visione e giudizio si condensano in modi cordiali e proficui per chi non sia troppo esperto di cinema. La curatela serve a contestualizzare il libro, in una transizione storica. La postfazione non si limita a commentarlo ma fa il punto su una condizione del cinema italiano, e non solo. Il giudizio vi circola libero, anche imprudente, e libere, non troppo conformi, sono talune impressioni. Nella convinzione che il cinema sia sempre lo specchio di un paese, delle sue grandezze e mediocrità. Enrico Ghezzi, critico cinematografico e inventore di programmi televisivi (Blob, Fuori orario), decisamente fuori da ogni coro e orario conformi, alla domanda se nel cinema italiano fosse stato disposto a salvare qualcuno, rispondeva: «Bisogna sempre salvare qualcuno? C’è già un’eccedenza». Il libro di Paola Olivieri Alfinito è più misericordioso. Molti sono i salvati. Ma il libro si raccomanda per lo sguardo attento alla cinematografia di altri paesi. Un piccolo Decamerone di storie nel tempo del contagio.

Marino Biondi