Il nuovo discorso sul metodo di Rodolfo Vettorello, voce felice e certa della nostra Poesia maggiore. Che, con un stile oramai personalizzatissimo, viene a dirci di un male esistenziale (prodigiosamente espresso in Discorso sul metodo, puntualizzante e in
Il nuovo discorso sul metodo di Rodolfo Vettorello, voce felice e certa della nostra Poesia maggiore. Che, con un stile oramai personalizzatissimo, viene a dirci di un male esistenziale (prodigiosamente espresso in Discorso sul metodo, puntualizzante e intitolante lirica d’apertura), di labirinti dove l’anima si stanca e si affatica, di uomini in ansia, come sempre soli. Con un poetare sempre sussurrante, permeato di messaggi sotterranei, così lontano dall’urlo, dalle mirabilia artificiose; con una linea sobria, elegante, scevra da ipocrisie, alla luce di un vissuto nel profondo, dove significato e significante si fondono, coagulandosi senza ostentazioni plateali, perché l’anima mundi è territorio neutro, percorribilissimo da chi, come questo poeta, conosce l’arte suprema del pianissimo.
Marina Pratici
Leggere i versi di Rodolfo Vettorello significa poter leggere e poter constatare, in esemplarità di accenti, l’esistenza di quella ‘zona’ del pensiero e dell’idea di comunicazione in cui alcune e non marginali istanze poetiche novecentesche vengono a trasfondersi in un concetto di poesia che è venuto poi a identificarsi, da quel ’900 stesso fino ai nostri giorni, nell’enunciazione di un’esperienza interiore o interiorizzata, dove l’Io-lirico chiama a sé figure e climi emozionali a livello di ideali interlocutori e verifiche.
Rodolfo Tommasi